Emporio @ New Delhi

Dopo la messa della mattina presso la Cattedrale del Sacro Cuore di Nuova Delhi ci siamo spostati per pranzo in un vicino fastfood “Nirula’s“, catena indiana sulla falsa riga di un più classico Mc Donald’s. Se quello di Mussoorie era un ristorante bello pulito, in ordine e con un aurea di “pulizia e igiene” – uno tra i pochi motivi per cui abbiamo scelto di mangiarvi, oltre al fatto che per lo meno là eravamo sicuri di trovare qualcosa di meno indianizzato (spezie, peperoncino & co…) – il ristorante di Delhi era un luogo piuttosto lugubre, trascurato e invecchiato dall’aria tossica della città. Ma tutto sommato era pulito, con aria condizionata a palla, musica/tv e il cibo era il cibo che avevamo trovato anche a Mussoorie… 😀

Lord Ganesh

Lord Ganesh

Radha

Radha

Dunque, dopo questa bella pausa pranzo con relax, prima di tornare nel nostro hotel, abbiamo fatto capolino nell'”Asian Overseas Emporium“, emporio controllato dal governo indiano (non so bene in che modo, di preciso, ecc..) in cui i turisti posso essere certi di trovare le merci più autentiche e di pregio. E i prezzi anche parlano chiaro! Nella reception c’erano diversi biglietti da visita delle più svariate diplomazie del mondo: Ministero degli Esteri del Brasile, qualche ufficio di un qualche ministero Giapponese, …

Una volta entrati ci siamo trovati di fronte a un mondo fantastico, quasi fatato, con statue affascinanti nei più diversi materiali: sandalo, marmo bianco (stesso tipo con cui è costruito il Taj Mahal), legni vari, pietra italiana (?), ecc. Piatti incastonati con pietre preziose in motivi floreali, elefantini con la proboscide alzata con occhi di smeraldo (non è una metafora stavolta!), cofanetti porta gioie in marmo bianco finissimo luccicanti di rosso, blu e verde (rubino, ???, smeraldo), scacchiere con eserciti di raja o imperatori indiani, tessuti pregiatissimi in broccato o sete finissime in vari colori e tonalità, strumenti musicali in legno scuro che suonano note un po’ difficili per i nostri orecchi, un paio di nargilè alti da terra almeno un metro e mezzo, collane e gioielli vari per ogni gusto e portafoglio. Al piano terra una sala di tappeti e arazzi da una parte e un salone di tessuti, stoffe, cuscini e vestiti. Più di tutto però mi hanno colpito le statue del dio Ganesh e di Parvati (da verificare… non ne sono sicuro…): grandi e spettacolari, in pietre di ogni colore e rarità. Stupende!

Stoffe

Stoffe

Decisamente ai nostri occhi somigliava più a un museo che ad un negozio, ma in realtà non abbiamo mai frequentato negozi di antiquariato in Italia e forse questo è il tipo di locale che più ci somiglia. Grande differenza rispetto al museo è che qui si può dire: “Mi piace, lo prendo!”

Strumenti musicali

Strumenti musicali

Piatti in marmo incastonati con la tecnica della Pietra dura

Piatti in marmo incastonati con la tecnica della Pietra dura

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Qualche acquisto… e un po’ di lavoro a macchina da cucire…

L’India di certo affascina anche con i suoi vestiti colorati, portati con grinta da donne di ogni età, culto o provenienza… tinte accese, vivide, piene di colore e vita (ma non si muovono da soli!).. Cotone, seta… riflessi, ombre… pieghe, drappi… una “moda” molto affascinante!

Stoffa per Salwaar Kameez

Stoffa per Salwaar Kameez

E così ci abbiamo provato anche noi! Già due anni fa avevo portato a Sindhu due/tre kurta. Stavolta però vi ci siamo buttati davvero a capofitto! E che meraviglia!!! Inampoi (un sarto di Landour, Mussoorie – molto popolare e in voga fra gli studenti della Landour Language School e fra altri stranieri un po’ bizzarri che bazzicano per queste zone..), lui sì che è stato contento! 😀

Inam alle prese con Bindhu

Inam alle prese con Bindhu

Gli abbiamo commissionato un kurta per me (bianco… molto elegante..) e due vestiti eleganti all’occidentale, in seta viola per Sindhu e uno blu per Bindhu. Due modelli un po’ diversi, entrambi molto raffinati.

Ma questo ancora non dice la nostra passione per la vera India…
così, prima ancora di andare da Inam, ci siamo recati dal fratello di Nasir che due anni fa aveva fatto alcuni vestiti per Sindhu su mia commissione semplicemente rifacendosi alle misure che poteva capire dalla foto di lei che gli avevo mostrato – e ci aveva azzeccato davvero alla perfezione! Tuttavia stavolta aveva già troppo lavoro da finire per una cerimonia che si sarebbe tenuta a Woodstock (che cerimonia? boh!) e così ci ha dirottato da un altro collega… Ora, se già il “laboratorio” di Inam non è che sia tanto grande e/o particolarmente accogliente – è pieno di stoffe, strumenti, ritagli, fili, capi finiti, scarpe e ciabatte… e persone che ci lavorano dentro! per non parlare dell’angusto provino ad uso anche di sgabuzzino con specchio, appendino e porta – ecco, il laboratorio di quest’altro sarto sarebbe passato davvero inosservato – ignorato del tutto! – se non mi ci avessero mandato, perché altro non è che una cameretta buia grande giusto per farci stare dentro l’uomo seduto a cucire vicino alla porta per prendere un po’ di luce da fuori e forse la moglie davanti appoggiata alla parete… forse di spazio ne aveva un po’ in profondità, peccato che quello era già dedicato a viverci dentro: letto, cucinino e cianfrusaglie varie! E anche la location non è che fosse proprio delle migliori: in curva e inerpicata sul lato della strada (4/5 scalini ripidi dal fondo della strada).

Sindhu & Salwaar Kamiz - Viola

Sindhu & Salwaar Kamiz - Viola

Ma l’abito non (lo) fa il monaco, lo fa il sarto! e la bottega non fa il mastro! Questo si è dimostrato davvero un talento! Gli abbiamo consegnato i kit per quattro salwaar-kameez presi poco distante (…) e lui ci ha restituito quattro capolavori, uno viola, uno verde, uno bianco e uno arancio. Bellissimi piegati, meravigliosi indossati (non tanto per la comodità – non li ho provati!!! – ma per il fascino che scaturisce da chi li porta).

Beh.. Enjoy! 🙂

Sindhu & Salwaar Kameez - Arancio

Sindhu & Salwaar Kameez - Arancio

Ordinare Tibetano a domicilio

La prima cena con Sindhu e Bindhu a Mussoorie ci è stata gentilmente portata a casa da “Doma’s”, un ristorante Tibetano sulla strada fra Landour Bazaar e Chardukhan… Il ristorante è di proprietà di: “???”, altro attore indiano di Bollywood residente a Mussoorie.

Abbiamo preso una “Thupka” ciascuno: Sindhu con pollo, Bindhu e io con carne di bufalo. Buono! Ma quanto!!! Ci hanno consegnato la cena dopo più di un’ora di attesa in sacchetti (termici..) chiusi con un paio di elastici. Come “secondo” abbiamo ordinato due piatti di Momo, uno veg e l’altro non-veg con carne di bufala. E per ultimo uno Spring roll con carne di maiale.

Conclusione? Abbiamo mangiato un po’ di zuppa… e forse un paio di momo! Il resto lo abbiamo riciclato per la cena del giorno dopo come antipasto!

Cosa simpatica è che quando abbiamo ordinato fare lo spelling del mio nome è stato un po’ un’impresa!!! E giustamente Sindhu mi ha fatto notare: “Non potevi dare il mio di nome??!?!”…. 😉 Qua effettivamente sarebbe stato capito meglio! 😛 Altro che Gennarino… là basta “Martini”!

Biglietto da visita Doma's Inn

Biglietto da visita Doma's Inn

Continental Breakfast

2 toasted white bread slices with jam and butter on a different little cup; 1 glass of milk coffee; 1 cup of cold milk; a mug of cornflakes with little slices of a fresh banana; 2 boiled eggs…
plus an extra: mango juice!
now I’m FINE! 😛

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Before... & After.. only After! I was hungry! 😉

Rev. Samuel Henry Kellogg – RIP in Landour

Durante la mia penultima lezione col Principal presso la scuola di Landour (ovvero giovedì) si è parlato di un tale Kellogg che ha scritto la più autorevole grammatica hindi ancora in uso, sebbene sia ben datata (prima edizione 1875, seconda edizione 1893). Di fatto ne ho una copia anche io che mi sta raggiungendo or ora… (grazie Sindhu!!! :D). Se non scientifica al 100% (quelli erano certamente altri tempi!) comunque si tratta di un opera monumentale e piuttosto interessante, in cui vengono segnalate anche le variazioni fra le diverse parlate. [appena mi arriva magari ci do un’altra occhiata e spiego meglio la cosa…].

Samauel Henry Kellog fu un missionario evangelista proveniente da Boston, che ricevette agli ordini sacri all’età di 28 anni e fu poi assegnato come missionario in India nel 1865.
Il suo viaggio fu piuttosto ricco di avventure: dopo che la nave aveva lasciato Boston ormai da diversi giorni, il capitano fu trascinato a mare e quindi Kellogg fu appuntato come navigatore dall’inetto Primo ufficiale di bordo, rimanendo alla guida per tutto il viaggio fino a Ceylon e quindi a Calcutta.

Nel 1871 fu costretto a tornare in America per la sua cattiva saluta. Di ritorno in India riprese a lavorare ad Allahabad presso la Scuola Teologica del Sinodo indiano della sua chiesa. Nel 1875 pubblicò la sua monumentale Grammar of the Hindi Language (2a ed., 1893).

La morte della moglie nel 1876 lo costrinse a consegnare le dimissioni, per tornare quindi in America come pastore di Pittsburgh, PA, e professore presso l’Allegheny Theological Seminary. In seguito divenne anche pastore di una chiesa di Toronto, Canada.

Dopo le seconde nozze fu chiamato nuovamente in India (1892) come aiuto per la revisione della traduzione in hindi del Vecchio Testamento. Visitò spesso i luoghi del suo precedente lavoro missionario, recitando sermoni e dando lezioni sia in Hindi che in Inglese.

Hawaghar - Thanks to Anne Lind

Hawaghar - Thanks to Anne Lind

Nel 1899 fu ucciso dalla caduta in bicicletta da un precipizio mentre pedalava fra le montagne dell’Himalaya. [EDIT: e vorrei aggiungere che si tratta esattamente di Landour (Mussoorie), giusto prima di Malingar (un piccolo incrocio fra Landour Bazaar e Chardukan) proveniendo da Chardukan sulla destra, dove oggi – allora non so proprio… – si trova un hawaghar (mi sono accorto di non avere neanche una foto di questo!!!), un piccolo portico in riparo dal sole per i viandanti (lett. casa del vento, non avendo altro che quattro colonne e un tetto, e del posto per sedere all’interno). Dal 1855 giace nel Cimitero Cristiano di Landour, al 4° livello, immerso nel bel verde della vegetazione montana fra pini e abeti, dove api, uccelli e altri animali, fanno la guardia…]

Fonte (ENG): http://freepages.history.rootsweb.ancestry.com/~dav4is/people/KELL1483.htm

Lapide di Kellogg

Lapide di Kellogg


Lapide di Kellogg (Dettaglio)

Lapide di Kellogg (Dettaglio)

How I met… the local celebrity

Ieri camminando a spasso per Mall Road per un caffè e un po’ di shopping, ci siamo imbattuti in Ruskin Bond! Un autore Indiano molto noto da queste parti, essendo appunto residente proprio a Landour.
Per più dettagli: en.wikipedia.org/wiki/Ruskin_Bond. Purtroppo al momento non c’è ancora una pagina su di lui su Wikipedia versione italiana.

Copertina di "Landour Days"

Copertina di "Landour Days"

Ad ogni modo, avevo giusto letto un suo libro un paio di settimane fa, che ho trovato qui nella GuestHouse. Si tratta di “Landour Days – A writer’s journal”, una raccolta di pensieri sui giorni passati a Landour. Il libro è diviso in 4 parti se non erro (come le quattro stagioni :P) e ogni capitolo è un mese dell’anno. Scrive quello che accade in ogni momento dell’anno, le sue impressioni, i suoi fiori preferiti per ogni stagione, … piacevole. Non direi un capolavoro, ma comunque molto interessante essendo appunto ambientato per le stesse strade che giornalmente percorro da queste parti.

Lo abbiamo incontrato proprio per caso: usciti dalla libreria “Cambridge Bookshop” situata a metà Mall Road, poco dopo Chitra vede quest’uomo e mi fa “È mica Ruskin Bond?”.. Io – ovviamente – non ne avevo la più pallida idea! Così abbiamo chiesto un attimo ad un negoziante e quindi siamo tornati di corsa alla libreria, dove intanto era entrato. Infatti si reca là ogni sabato per firmare autografi e forse per qualche chiacchierata letteraria… chissà! Comunque ieri era mercoledì e questo rende il tutto più speciale! Poi c’era anche la TV e Ruskin ha commentato che di certo comparirò anche io in TV! 😉 Il cameraman ci ha ripreso mentre mi faceva l’autografo sulla mia Moleskine. In realtà mi ha chiesto come si scrive in Italiano una dedica… ma a forza di pensarci per trovare le parole più nobili, alla fine lui ha detto.. “Vabbè, te la scrivo in Inglese!” 😉 E così è stato! Sotto trovate la foto dell’autografo.

Quindi anche Chitra si è fatta fare il suo autografo. E dopo siamo usciti per tornare su a Landour Bazaar in cerca di un borsone che mi devo portare via per questi 2/3 giorni via da Mussoorie (invece di portarmi il mega valigione). Poi a metà strada le è venuto in mente che avrei potuto scattare anche una foto con lui… e così, retro-front, giù di nuovo verso la libreria e due belle foto! 😀

How I met.... The Local Celebrity

How she met... the local celebrity

How she met... the local celebrity


La dedica... per me..

La dedica... per me..

La dedica... per lei..

La dedica... per lei..